domenica 29 aprile 2007

SOFIA E SERENA: sesta puntata

Poi chiamò le gatte che, ancora arrabbiate con la ragazza, la graffiarono dappertutto.
"Quando sarai a metà delle scale, guarda in su!"
La ragazza ubbidì, speranzosa, ma il gattone le rovesciò addosso un vaso da notte pieno di pipì.
Sofia arrivò a casa in lacrime.
"Povera figlia mia, come ti hanno ridotto!" Esclamò la madre e mandò Serena a scaldare l'acqua per prepararle un bel bagno nella stalla che, grazie al fiato della mucca, era la stanza più calda della casa.

venerdì 27 aprile 2007

SOFIA E SERENA: una nota sul dialetto

Vorrei spendere qualche parola sulle parti della fiaba che compaiono in corsivo: sono scritte in dialetto cordenonese, quello che utilizzava mio nonno per raccontarmi la fiaba. Il dialetto di Cordenons (cittadina in provincia di Pordenone) è una delle forme assunte dal friulano. Per la trascrizione delle filastrocche, che ho preferito riportare nella versione originaria per conservarne le rime e la sonorità, mi sono basata sulla grafia riportata da Rino Cozzarin nel suo Vocabolariu par Cordenons, edizioni Lucaprint. L'opera, che raccoglie il lessico e la grammatica del cordenonese, è valsa all'autore il premio Merit Furlan nel 2005.

SOFIA E SERENA: quinta puntata


"Va' di sopra dal gattone!" Risposero infuriate le bestiole. Con lui, la ragazza fu altrettanto scortese:

"Brut giaton
cun chel brut saton
che te lavoris cussì mamentron

(brutto gattone
con quella brutta zampona
che lavori così male)

dammi delle braci per accendere il fuoco!"
Il gattone andò su tutte le furie. Raccolse delle braci dal fuoco, ma prima di darle a Sofia le spense del tutto, buttandoci sopra dell'acqua.

giovedì 26 aprile 2007

SOFIA E SERENA: quarta puntata


La ragazza scese fino al pianerottolo, poi alzò la testa e, dall'alto, il gattone lasciò cadere una stella d'oro che andò a posarsi proprio sulla sua fronte e lì rimase. Quando la vide rincasare con quello splendido gioiello, Sofia si sentì rodere dall'invidia.
"Domani ci andrò io, a chiedere le braci alle gatte, così daranno una stella d'oro anche a me!" Decise.
Ma Sofia non era affatto gentile ed educata come la sorellastra. La sera seguente si recò dalle gatte, entrò senza bussare e si rivolse loro dicendo:

"Brutis giatatis
cun che brutis satatis
che lavorat cussì malamentron

(brutte gattacce
con quelle brutte zampacce
che lavorate così male)

datemi delle braci per accendere il fuoco!"

lunedì 23 aprile 2007

SOFIA E SERENA: terza puntata


La ragazza trovò il gattone intento a ravvivare il fuoco. Anche con lui fu molto gentile, infatti gli disse:

"Biel giaton
cun chel biel saton
che te lavoris cussì benon

(bel gattone
con quella bella zampona
che lavori così bene)

potresti darmi delle braci per accendere il fuoco?"
Il gattone, colpito dalla gentilezza di Serena, raccolse per lei le braci più grosse e, mentre gliele consegnava, disse:
"Quando sarai a metà delle scale, guarda in su!"

mercoledì 18 aprile 2007

SOFIA E SERENA: seconda parte


"Avanti!" Le risposero. La ragazza entrò in un'ampia stanza, illuminata e riscaldata dal fuoco del caminetto. Le gatte erano impegnate a filare la lana. Rivolgendosi loro con molta gentilezza, Serena chiese:

"Bielis giatis
cun che bielis satis
che lavorat cussì benon

(belle gatte
con quelle belle zampe
che lavorate così bene)

potreste darmi delle braci per accendere il fuoco, per favore?"
"Dovresti parlare con il gattone: è di sopra, sali pure!" Risposero.

SOFIA E SERENA


Ecco la prima parte della fiaba che ho trascritto e illustrato.
SOFIA E SERENA
C'era una volta una ragazza di nome Serena.
Aveva perso entrambi i genitori e viveva con la matrigna, che il padre aveva sposato in seconde nozze poco prima di morire, e una sorellastra, Sofia. Serena era bella e dolce, ma la matrigna la maltrattava: la costringeva a svolgere da sola la maggior parte delle faccende domestiche.Al contrario, viziava Sofia, la sua brutta figlia, che diventava ogni giorno più arrogante e maleducata.
Una sera d'inverno le tre donne si dimenticarono di alimentare il fuoco del caminetto e lo lasciarono spegnere del tutto; per riaccenderlo, servivano delle braci da ravvivare. Non appena se ne accorse, la matrigna ordinò a Serena:
"Vai dalle gatte e fatti dare delle braci!"
Nella casa accanto abitava, infatti, una famiglia di gatti. Serena bussò alla loro porta.

martedì 17 aprile 2007


Questa è Arwen, la mia musa. Qui sembra dolce, magari un po' sorniona; in realtà è piuttosto scorbutica: difficilmente si struscia per chiedere coccole, detesta essere presa in braccio guarda noi umani con un'aria di superiorità molto aristocratica e tipicamente felina... E' anche abbastanza pigra da permettermi di ritrarla in qualche schizzo veloce. Qui il colore del pelo non si vede, ma è a lei che mi sono ispirata per le gatte delle mie fiabe.

domenica 15 aprile 2007

Fiabe e Gatti


Ho realizzato questa immagine ispirandomi alla mia fiaba preferita. Preferita non tanto, non solo per la trama, ma perchè associata ai miei ricordi d'infanzia, al nonno sempre pronto a raccontarmela, con partecipazione e convinzione... e per la presenza, da comprimari, dei gatti, che amo!
Non l'ho incontrata in nessun libro e, non volendo che vada perduta, l'ho trascritta e illustrata, per pubblicarla un po' alla volta. Questa è, idealmente, la copertina